Richiedi Nuovo Account    
   
 
   
 
   
Username Password
MERIDIANA IMMAGINI - AGENZIA FOTOGIORNALISTICA

Scrittura mista La Nuova Ferrara Maggio 2012, terremoto in Emilia Lo sguardo circolare I colori del bianco Località Fortuna Laguna Bari doc di Carofiglio Bobbio il set di Bellocchio Delta del Po. Nuvole e leggende Per confine il fiume e il cielo Se un giorno un pellegrino Ferrara. Camminando con Bassani Il colore del liscio Le immagini del soccorso Dal nero della storia Robbi e Lello Io e Ilario Il Maestro bianco Magie d'Acqua Il Signore degli omini di legno Arrivati a un certo punto C: Arte Andrea Samaritani
fioravanti


Io e Ilario

Testo di Andrea Samaritani

letto durante la presentazione del libro sulCompianto di Ilario Fioravanti
a Santa Maria della Vita, Bologna, il 6 aprile 2004

Io e Ilario ci conoscevamo da tempo.
Ma non lo sapevamo.
Io l'ho conosciuto attraverso un catalogo di una sua mostra alla Rocca Possente di Stellata, a Bondeno nel ferrarese, di alcuni anni fa. C'erano figure simpatiche in terracotta, quasi sempre ironiche e leggere. Sculture che avevano conquistato anche le mie figlie, allora piccole, MariaChiara e Eleonora, che poi le usavano come modelli da copiare, o da modificare: alcune foto del catalogo sono state infatti trasformate, dipinte, direttamente sulla carta patinata da loro.
Lui mi ha conosciuto attraverso il volume del compianto di Niccolò dell'Arca, un libro che teneva sul comodino della sua camera da letto. Le mie foto gli sono servite, insieme ad altre suggestioni, come appunti visivi per creare il suo compianto.
Poi Graziano Campanini ci ha fatto incontrare, ha voluto che ci conoscessimo: "vedrai che ti piacerà, che ti conquisterà la sua casa a Sorrivoli, infinita fonte di scorci fotogenici".
Fa sempre così, Graziano, trova e studia le alchimie degli artisti e cerca le combinazioni e le contaminazioni reciproche: nel nostro caso, per quel che mi riguarda, ci è riuscito perfettamente.
Ci siamo poi incontrati e la penna di Ilario è partita subito a farmi un ritratto. Che poi mi ha regalato.
Ho fatto il sopralluogo al suo compianto e poi ho preso casa a Longiano per tre giorni. Insieme a Giuseppe Pazzaglia ho allestito il set fotografico all'interno del suggestivo e imponente museo d'arte sacra della cittadina romagnola, un bel luogo, con gli spazi giusti per collocare le luci e i fondali: però senza riscaldamento. Le tre stufette che avevamo non riuscivano a mitigare il freddo duro dell'inverno.
Congelato l'ambiente, congelate le sculture.
La stessa situazione che avevo vissuto, fatalità del destino, per il compianto, in Santa Maria della Vita, nel duemila.
Si vede che i compianti devono essere fotografati con il freddo.
Ci sono stati alcuni momenti invece, per fortuna, caldi.
In un ristorante di Longiano, in un'osteria in collina, e il momento più confortevole nella accogliente casa della famiglia Balestra, con Mimmo e Massimo, dove abbiamo mangiato specialità romagnole preparate dalla sapiente cultura gastronomica della signora Miriam.
In quell'occasione c'è stato quello che in gergo musicale può essere definito un duetto artistico: Ilario con la biro faceva ritratti ai presenti, io con la macchina fotografica documentavo la situazione. Un momento piacevole, irripetibile, che ho voluto inserire nel catalogo, fotografie che hanno il sapore della storia, e che ho l'ambizione di definire, appunto, già storicizzate.
Vorrei anche parlare della fortuna e del privilegio di aver condiviso un pezzo della mia vita con quella di Ilario, di aver ascoltato le sue storie vissute, di aver percepito il suo sentire profondo rispetto all'esistenza e alle vicende umane, attraverso le quali sono entrato meglio dentro i segni tracciati sulla terracotta, sui colori scelti, sulle forme e soprattutto sulle ironiche espressioni dei suoi personaggi, ancora una volta leggeri e delicati.
La sua voce, la sua mano e i suoi racconti, mi hanno guidato moltissimo nella composizione delle fotografie, nella ricerca dei particolari e degli accostamenti.
Poi il ritorno a Bologna, il lavoro al computer, le fotografie da scegliere. E la grande ossessione: qual è la fotografia da mettere in copertina? Quella che riassume il senso di un lavoro, quella che le rappresenta tutte?
Nel libro di Niccolò dell'Arca avevamo scelto il volto della Maddalena urlante di disperazione, in silhouettes, di profilo. Per il libro di Ilario, ancora ironia della sorte, ho visto più delle altre, come forte, come unica, la figura della Maddalena. Da subito per me è stata quella la copertina. Sono contento che lo staff dell'editore Compositori, tra cui ricordo Maria Giovanna e Lisa, abbiano riconosciuto anche loro nella figura seducente e moderna della Maddalena la copertina giusta per il catalogo.
Grazie a tutti di essere qui attorno ai lavori di Ilario Fioravanti.  

Andrea Samaritani, aprile 2004