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Il Signore degli omini di legno

A Bologna c'è un Maestro Geppetto in carne e ossa che ha dato vita
a generazioni di burattini. Tutti i segreti di un'arte antica e piena di poesia

Testo e foto di Andrea Samaritani

pubblicato sul mensile Club 3, San Paolo Editore, Milano, aprile 1994

Nino Presini, classe 1918, si è spento nel 2002

Baffi candidi alla Francesco Giuseppe, la barba curata che si stacca dal volto come fosse scolpita nel legno, gli occhi furbetti da ragazzino vivace, il grembiule che odora di legno e di vernice, le morbide pantofole felpate ai piedi.
Potrebbe essere il ritratto di mastro Geppetto, e anche se non lo è abbiamo sbagliato di poco. E' Nino Presini, settantacinqueanni, di Bologna, burattinaio da quando ne aveva venti, centotrenta storie di burattini sempre pronte da mettere in scena e migliaia di teste di legno scolpite e vendute dal dopoguerra ad oggi.
Incontrarlo mentre lavora è ancora possibile, basta andare in piazza Maggiore a Bologna, scendere nel sottopassaggio vicino agli scavi romani, per scoprire, un po' abbandonato dalla storia, il magico laboratorio di uno degli ultimi maestri burattinai d'Italia.
"E' stato mio zio Gualtiero Mandrioli, famoso burattinaio emiliano, ad instillarmi questo bacillo. Ho iniziato a tenere in scena burattini in parti minori fino a quando ho capito che dovevo mettere in scena tutta la mia vita. Nel dopoguerra ho abbandonato il mestiere di elettromeccanico per seguire quel destino che mi era stato assegnato. Non riuscivo più a lavorare con degli 'aggeggi' inerti o freddi come i fili della luce o il ferro, avevo bisogno di una materia calda, viva e profumata come il legno di cirmolo, che è quello che uso da sempre per i miei burattini".
E come mastro Geppetto, quei burattini li vuole vivi e parlanti.  
Bisogna vederlo. In un attimo infila l'indice della sua mano nel collo incavato del burattino e le altre dita nei tubi delle maniche e il suo burattino prende corpo e parla con una delle mille tonalità di voce che può interpretare Nino.
L'interpretazione, la capacità di identificarsi di un burattinaio nei confronti dei suoi personaggi è la stessa che infonde l'attore nell'interpretare i ruoli che gli vengono affidati. E' uno slancio totale e grande al punto che molti burattinai vengono identificati col burattino che meglio interpretano.
Nino, ad esempio, è unanimemente riconosciuto come "Sganapino". E' una maschera bolognese, del popolo, rappresenta il timido, quello che vive all'ombra di altri personaggi, un po' vigliacco, ma generoso, scanzonato e le sue azioni vanno sempre a buon fine.
Nino lo paragona al Charlie Chaplin che sul ring anziché affrontare l'avversario gli salta attorno vorticosamente, o che sferra colpi mentre l'altro non guarda. Un personaggio simpatico che fa ridere anche quando piange.
Sganapino è proprio uno dei primi burattini che ha costruito, che conserva gelosamente nella sua raccolta.
Duecento burattini, duecento caratteri, duecento storie: si potrebbe riassumere così la collezione di Presini. C'è Fagiolino serio, Fagiolino che ride, Fagiolino con la faccia furbetta; un campionario di espressioni per coprire situazioni diverse.
Ci sono i classici Arlecchino, Pulcinella, Brighella, Pantalone, Balanzone e i generici come il re, la regina, il mago, la strega e il diavolo. Fino agli ultimi esperimenti come Pinocchio, Pierrot, Charlie Chaplin, Maigret, Peppone e Don Camillo. Molti burattini nascono per richieste particolari dei clienti di Presini e per questo non andranno mai in scena, ma stanno lo stesso in mezzo agli altri, nell'illusione di essere un giorno animati e applauditi.
"Quante volte sono andati in scena i miei burattini?"  mi guarda sbalordito Nino sgranando gli occhi e inarcando le sopracciglia "ah, questa poi, è una domanda difficile, non so, migliaia di migliaia... E poi dei miei burattini voglio averne un ricordo emotivo, sognante, non senz'altro matematico".
Già a proposito di ricordi, come è cambiato il mondo dei burattini nel tempo? "Una volta si facevano soprattutto drammoni, che oggi non si fanno più perché si preferisce rappresentare commedie, con personaggi che divertano, ma inducano anche a riflettere attraverso allusioni all'attualità",  risponde Nino tra un colpo di mazza allo scalpello e una passata di straccio sulla testa del burattino che sta prendendo forma, e continua "vent'anni fa si rideva per i giochi di parole, per le situazioni: oggi il copione non fa ridere, devi inserire la battuta d'attualità devi inventare a soggetto".
E di inventiva Nino, ne ha tanta. L'ultima è quella di fare diventare il suo laboratorio una scuola permanente dove imparare l'arte del burattinaio. Ma la realizzazione del progetto è ancora un sogno.
Intanto la sua scuola è formata da Sara Sarti e da suo figlio Patrizio. Ed è innanzitutto una scuola di vita.
Basta ascoltare come il trentaseienne Patrizio si rivolge al padre, dandogli del lei con grande rispetto, con un tono di voce discreto e riguardoso, per capire come qui sia ancora molto forte il ruolo del maestro di bottega.  
"Il mio pubblico?" sottolinea sempre le domande Nino, e risponde "è formato da famiglie, babbi, mamme e nonni che portano i bambini perché anche loro vogliono rivedere i burattini !"

"La storia è finita, ora tutti son contenti sia i grandi che i piccini: viva viva i burattini!"  (brano tratti dal copione di uno spettacolo di Nino Presini)


Andrea Samaritani, febbraio 1994